Monopoli, pop corn, gelato e vino bianco.

Se dovessi descrivere i miei desideri del momento sarebbe tutto un bel casino. Ma, d’altra parte la vita è un casino quindi ha anche senso che i desideri siano incasinati… No?! (questo è il momento in cui le persone dovrebbero rassicurarmi e dire di si… Ma vabbé).

Il titolo rappresenta quello che ho voglia di fare durante questo periodo burrascoso caotico… Queste sono giornate piene e vuote allo stesso tempo, ma non vuote in modo fastidioso… A fine giornata mi rendo conto che sono semplicemente vuote, dense e vuote ma in un modo che alla fine non mi pesa così tanto. Posticipando in modo ufficiale la tesi ad aprile, adieu ottobre, mi sono alleggerita molto in senso figurato. Ho anche leggermente meno episodi di fame nervosa e anche se leggo poco, dei libri che avrei già dovuto leggere, rimango abbastanza tranquilla e non mi angoscio in maniera esagerata.

Lo so benissimo che domani potrebbe cambiare tutto entro domani ma è giusto celebrare ogni tanto anche i piccoli traguardi, seppur momentanei, che si riesce a raggiungere in maniera autonoma no?! Io non so bene come fare, ma almeno tento.

Sciau beli ❤

D.

VECCHIA (MEGERA) VEDOVA2

Premessa: ho la tonsillite per la quarta volta dall’inizio dell’anno. Potrei essere un po’ irascibile. Giusto un pelo.

Datemi tempo per la spiegazione del titolo, lo giuro che ci arrivo.

Anyway,

dormi poco e ti svegli presto, hai le pulizie di casa che ti fanno ansia e solo per quello decidi di andare all’università. Ovviamente ti attrezzi per affrontare decentemente la giornata (antibiotico + anti-infiammatorio + antistaminico) ed esci di casa con la consapevolezza che soffrirai tutto il giorno per gli sbalzi di temperatura:

  1. macchina bollente.
  2. parcheggi, esci dalla macchina e incontri il caldo esageratamente tropicale per essere maggio, e ti sciogli al sole delle 11.
  3. Entri in un tram e mediti durante il tragitto se l’hanno tenuto la notte in freezer tanto è freddo (aria condizionata del cavolo) e allora metti il giubottino in jeans e fa caldo ovviamente, non trovi pace e bestemmi mentalmente.
  4. Scendi e trovi il caldo appiccicoso delle 11:35, cammini due minuti ed entri nella stazione dei treni.
  5. In stazione clima sopportabile ma sei in ritardo per il treno e corri al binario: e quindi sudi, bella lì.
  6. Entri in treno e ti chiedi quanto si divertono a vedere i pendolare ammattire per la dicotomia schiena/culo sudato per i sedili vs ibernamento del petto per l’aria condizionata.
  7. scendi dal treno a mezzogiorno; autoinsulti a iosa e cammini un quarto d’ora e ovviamente caldo ovunque, e non prendi neanche un leggerissimo colorito da persona viva, cause ignote.
  8. entri in facoltà dopo aver mangiato una piadina e trovi per cinque minuti un clima semi-equilibrato. Ma quei cinque minuti di beatitudine finiscono quando entri in aula e chiudono la porta.

Ovviamente poi il ritorno è quasi identico ma quando accendi l’auto ti accorgi che è in riserva e non hai soldi per fare benzina. Bella lì 2.0…

Ma arriviamo alla spiegazione del titolo!

Avrei voluto barrare il megere ma non si può.

Arriva a casa mio zio a portare un pezzo della stampante con due “allegati”:

  1. Nonna, madre di mia madre e di mio zio, che si può definire vedova1 (esce solo con un fucile puntato alla testa e solo se mio zio la scarrozza e comunque il tempo massimo di sopportazione è 1 ora e mezza di media)
  2. Zia alla lontana, penso, in ogni caso chi l’ha mai vista. Vedova2 (Avendola conosciuta stasera non mi esprimo).

SCENARIO IMPORTANTE (come disse il mio professore di gossip sanitario legislazione sanitaria: “tutto il resto è noia”. nel senso che forse ha senso solo questo pezzo qui.)

  • Non si è presentata, tant’è che non conosco ancora il suo nome e neanche mi interessa molto.
  • la prima cosa che mi dice è: “sei già grassa, non ingrassare di più sai.” (Già a questo punto non avrei voglia di continuare)
  • Non rispondo per mezzo minuto perchè cercavo di trattenere tutti i vari insulti e “machicazzoseicazzovuoifanculovecchia” etc… e soprattutto il “Io sarò anche grassa ma tu morirai cadavere che  cammina, io faccio a tempo a dimagrire”e tutto il resto.
  • Poi mi ha chiesto quanti anni ho per fortuna così ho risposto e basta e ora è a parlare di là.

Ovviamente farò di tutto per non rivederla, e non per evitare di sentirmi dire che sono grassa (quello lo so già, sono grassa non cieca) ma perché se in neanche cinque minuti si comporta così vederla di più potrebbe rendere più probabile la sua morte anzi tempo.

Se qualcuno nelle prossime ore mi dice di sorridere “amazobotiliaspacofamilia“!

Bah. tenterò di rilassarmi guardando cosa vendono su groupon… Quel sito mi calma spesso…

Ciao.

D.

Il cielo è scuro ma gli usignoli cinguettano comunque…

Il titolo di questo post non centra molto con il mio mood… Ma anche si.

Se sapessi esprimermi in modo chiaro e trasparente forse riuscirei a collegare tutti i ragionamenti che mi scorrono in testa. Ma anche se non riesco a farlo non vuol dire che smetterò di provarci. Devo però ammettere che non è facile, perché pensare è faticoso, riflettere è faticoso, scrivere ciò che si è pensato ti distrugge a volte anche se lo trovo terapeutico. Di fatto questo modo di procedere del mio cervello potrebbe essere anche considerato come un metodo di difesa: se quello che ti fa soffrire resta nel sotto-soglia della coscienza allora fa meno male. Ogni tanto però le magagne vengono fuori lo stesso, in maniera sia “mascherata”, o implicita (ma non rende tanto l’idea), che esplicita e allora lì c’è il crollo momentaneo… di solito ci si ripiglia… Ma anche la parte tra un crollo e l’altro non è facile, perché spesso sai che le cose ci sono, nascoste nella “stanza ripostiglio”, ma comunque ci sono e ti spiano silenziosamente dal buco della serratura.

OK, questo fa molto stile film horror. SI, SONO UNA CACASOTTO.

Ero rimasta alla parte in mezzo, sì.

Se ignori l’esistenza della già citata stanza si può capitare nel limbo del “piattume emotivo” in cui osservi il mondo da entrambe le facce della medaglia e non sai quale scegliere, qual’è la meno peggio? Questa situazione è una (delle tante) che mi fregano tempo ed energie.

L’altra?

L’altra è il non sopportarmi, cazzo, sì l’ho detto. Dovrei sentirmi sollevata ma non lo sono. Non moltissimo almeno, e sta cosa mi fa abbastanza nervoso… Quando una persona si libera di un peso dovrebbe sentirsi più leggere, dovrebbe esserci quel “AH” finale che vuol dire “finalmente cazzo, finalmente l’ho detto”. Con il corpo che si rilassa, il respiro più regolare, le spalle che siabbassano, insomma si vede. Ma io non lo sento e continuo a non sopportarmi. Ammetto di essere grassa, di avere detto delle bugie in passato, di tenere per me un sacco di cose eppure non sento quasi niente di quel sollievo che dovrei sentire dopo averlo ammesso. Sento comunque di valere comunque qualcosa in questo mondo ma allo stesso tempo non mi sopporto.

Soprattutto in discoteca non mi sopporto, bah… In ogni caso venerdì sera/notte mi sono divertita lo stesso. Perché tra un momento e l’altro di non sopportazione c’è la pausa, altrimenti sclero-muoio-svengo sul posto. Ma prima di svenire una o due boccate di ventolin ce stanno de brutto.

Può darsi che ammettendo di più quello che sta nel sotto-soglia forse la stanza ripostiglio si svuoterebbe un cicinin e magari avrei meno rogne. Una passeggiata proprio. -.-”

Mi scuso ma l’ottimismo me l’ha rubato Matthew Renzih.

stai sereno

D.

Le giornate schock

Se inizi la mattinata dando una testata al comodino puoi iniziare la giornata con una semi-certezza: “SARA’ UNA GIORNATA SHOCK”.

In queste due settimane ho avuto più giornate shock che sangue in corpo.

Ma iniziamo con ordine:

  1. Lunedì 13 (a me il 13 porta sfiga, non possono essere coincidenze, mi rifiuto!) mio padre si sente male in ambulatorio e chiamano il 118. Bene. Giornata shock per antonomasia. Oggi è stato dimesso. Molto meglio, tanto da fare e poco fiato.
  2. Il resto della settimana passata in ospedale tra momenti di ira funesta e altri di totale scoordinamento cognitivo (lo so che non vuol dire niente ma provate ad immaginare una personcina con una normale quota di disagio giornaliero sul groppone che durante la notte ha dormito 2 ore e poi deve aiutare il padre a mangiare, fare e brigare… Beh se non riuscite ad immaginarvelo ve lo dico io cosa viene fuori: TANTE MACCHIE! Col senno di poi avrebbe fatto meglio da solo forse).
  3. Fine settimana in cui dovevo partecipare a 3 eventi lo stesso giorno, mandati a cagare non ho partecipato a nessuno di questi. Ero esausta esistenzialmente.
  4. Oggi a tirocinio (faccio tirocinio in un centro diurno per pazienti psichiatrici… Si, è tutta una gioia. Credeteci.) ho saputo che un utente è morto, la musicoterapeuta con gli occhi lucidi, bene… Finisco il tirocinio e vado al supermercato della stazione dei treni (squisitissimo posto, ve lo consiglio proprio -.-”… La stazione intendo) ed alle casse automatiche due persone in evidente stato d’ebbrezza tentano di rubare delle lattine di birra davanti agli occhi della cassiera, la quale però non ha né insultato né picchiato le persone in questione. La cosa non dovrebbe toccarmi ma gli ubriachi che tentano di fare i furbi proprio non li posso vedere, non dopo una settimana oscena. Mi rendo conto delle mie incoerenze e del ragionamento poco intelligente e proficuo ma appena mi riprendo da questa cosa ricomincio a “ragionare”.
  5. Oggi ho consegnato le carte del Servizio Civile Nazionale, mi sono perfino truccata e messa in modo decente e alla fine non mi hanno detto nulla tranne un “ti chiameranno loro”. Una piccola domanda mi è sorta sul posto ma era troppo tardi: hanno chiuso la porta dell’ufficio e sono andate via (erano due operatrici).

Che post osceno. Spero che leggendo non vi sentiate intellettualmente insultati dalle righe che ho scritto.

Aloha.

D.

Quando i pensieri scorrono ma il pc è troppo lontano.

In questi mesi ho provato a scrivere qualcosa una dozzina di volte.

SITUAZIONE AVVERSA 1. Ero anche convinta: accendevo il pc, tisana a portata di mano, magari un pezzetto di dolce a disposizione e una musica rilassante come sottofondo ma niente. ZERO AL CUBO. Il cervello che si rifiuta di produrre qualcosa di decente nel momento in cui dovrebbe mettersi a lavorare.

Perchè mai mettersi a lavorare quando è l’occasione giusta?! Par troppo facile…

SITUAZIONE AVVERSA 2. Le vere intuizioni arrivano quando si è a letto, al calduccio, semi-addormentate e allora lì si che arriva il tornado di idee ma anche lì, per stendere qualche riga mi sarei dovuta alzare, vestire quel tanto per non morire assiderata, prendere il pc, accenderlo, aspettare che iniziasse a macinare e scrivere… L’ispirazione sarebbe sparita non appena avessi alzato le coperte. Quindi niet anche qua (ho sorvolato la questione pigrizia patologica, la questione “avrei scritto delle merdate atomiche”… Non che questo post sia stupendo ma meglio delle quattro pettole del post precedente… Ho sorvolato anche la possibilità di registrare a voce le idee e risentirle il giorno seguente – dico solo voce di merda, imbarazzo, schifo, no non se ne parla ma ovviamente DISAGIO- ma esiste qualcuno che riesce a sentire la propria voce registrata senza aver voglia di cacciarsi dei cacciaviti nelle orecchie? (Lo so: bell’immagine poetica, si sono un’arida merda, blablabla)

Sì! Questo post era un tentativo di migliorare la qualità del mio blog dopo il primo post… Ringrazio le anime pie che si sono iscritte a questo abbozzo iniziale di blog e hanno messo un “mi piace” a quelle quattro stupidate che ho buttato giù. Un’adolescente in pre-mestruo avrebbe potuto fare meglio di me, ne sono cosciente ma GRAZIE.

Mi rendo conto del fatto che non ho fatto meglio ma intanto continuo a provarci.359

नमस्ते : Namasteé

D.

As much as I can.

Che poi non si inizia una frase con “che poi…”

CALM DOWN, BITCH!

Stasera va così. Frasi sconnesse, parole e caratteri a caso… Scorrettamente necessario per esprimere l’idea che risiede nella testa e che, a fatica, si riesce ad esprimere sulla carta. Il contenuto è poco importante, perché quello che conta è scrivere, tralasciando se e chi lo leggerà, per concentrarsi sullo scorrere dei pensieri, portarli anche fuori dalla testa, per disincastrarli e per asciugarsi le lacrime da coccodrillo.

I punti sono un optional.

Inizia a piovere, fermano il film e ti ritrovi a correre sotto la pioggia di Bassano del Grappa e vorresti che non finisse più quel momento anche se ti fa male il braccio, da morire, e hai un freddo che potresti sembrare appena uscita dal frigo. Ma il freddo è da fuori, è superabile, al contrario di quello interiore che è come una mutazione genetica… Difficilmente cambia.

Morire dentro è un attimo